I veloci cambiamenti che si stanno susseguendo sul piano economico e sociale della comunità mondiale non possono essere considerati “passeggeri”, ma sono da intendersi come strutturali e la pandemia in corso con i suoi effetti sul mercato del lavoro, ne hanno dato un’evidente accelerazione.
Alcuni elementi che caratterizzano i nostri tempi sono anche legati al fatto che le persone vivono più a lungo e possono essere considerati parte attiva del mercato del lavoro per tempi altrettanto lunghi solo se coinvolti in un processo di continua formazione che consenta loro di adeguarsi ai cambiamenti tecnologici. La digitalizzazione e i cambiamenti climatici stanno infatti modificando i modi ed i tempi della produzione, richiedendo sempre nuove competenze ai lavoratori e, al tempo stesso, offrendo nuove opportunità occupazionali.

Per rispondere a questi cambiamenti, ritengo che la formazione professionale deve fare la sua parte formando gli studenti e gli stessi formatori con le più innovative abilità e conoscenze, comprese le competenze che nel corso della vita li aiuteranno a transitare da un profilo professionale all’altro, adeguandosi con successo ai cambiamenti del mercato del lavoro. In un’ottica che porta la formazione ad accompagnarci lungo tutto l’arco della vita, a partire dalla formazione iniziale è necessario potenziare la formazione continua perché gli adulti possano identificare e creare percorsi propri, grazie all’orientamento professionale e alla consulenza che l’ente formativo deve essere in grado di offrire. In quest’ottica l’orientamento assume una nuova accezione che non è più solo semplicemente legata alla scelta del percorso formativo dopo la scuola secondaria o dopo la qualifica, ma diventa un vero e proprio accompagnamento alla formazione per il lavoro e con il lavoro.

In questa prospettiva la formazione professionale del futuro potrà essere attrattiva per studenti di ogni età, ma per ottenere questo, sarà necessario espandere ed elevare i livelli di qualifica e renderli riconosciuti in ogni Paese (ad esempio con “profili professionali europei di base” ed il loro riconoscimento in tutti i Paesi), oltre che creare percorsi flessibili e permeabili - anche attraverso il riconoscimento di micro-credenziali che certificano i risultati di apprendimento di brevi esperienze-, che consentano agli individui buone possibilità di progressione professionale anche passando agevolmente tra sistemi e contesti lavorativi differenti.

Il processo di digitalizzazione in corso suggerisce agli enti di formazione alcune competenze chiave (come la creatività, il pensiero critico, il lavoro in team e l’empatia) che gli studenti devono necessariamente acquisire perché il loro profilo professionale sia spendibile anche alla luce della transizione digitale. La pandemia in corso ha già migliorato molto le competenze digitali di tutto il settore della formazione professionale, attivando nuovi percorsi di apprendimento basati sul gaming o sulla realtà aumentata, rivelandosi molto più stimolanti per i ragazzi che normalmente non si fanno coinvolgere dalla didattica tradizionale.
Un occhio di riguardo va anche rivolto alla transizione verde che sta stimolando la domanda di nuove competenze e nuove figure professionali: combinare l'apprendimento digitale e lo sviluppo di competenze green rappresenta un grande potenziale che potrà consentire a molte persone di riqualificarsi in qualsiasi momento della loro carriera. L’attenzione a questo elemento non dovrà però ridursi ad un semplice approfondimento di nuove materie in ottica “ecologica” ma deve permeare la formazione stessa affinché nuovi modelli economici, anche legati all’economia circolare, possano vedere nella formazione professionale il nuovo modello formativo per i nuovi modelli economici.

Per generare questi cambiamenti e innovazioni, saranno cruciali le relazioni che il sistema di formazione professionale riuscirà a costruire con il mondo delle imprese. In questo senso sarà importante lo sviluppo dei "centri di Eccellenza professionale EU" intesi come ecosistemi in cui convergono competenze e innovazione degli enti di formazione e delle imprese: condividere le esperienze e le criticità con una vasta gamma di partner, anche internazionali, aiuterà a pensare in modo creativo alla risoluzione dei problemi e a plasmare la Formazione Professionale del futuro. La formazione professionale con una visione europea (Centre Of Vocational Excellence – Vocational and Educational Training) sarà quella in grado di connettere “cluster” ed ecosistemi locali ad analoghi cluster in altri paesi, facilitando connessioni e spostamenti oltre che alimentando gli stessi ecosistemi locali.

Marco Muzzarelli
Direttore Nazionale Fondazione ENGIM