Innovazione didattica: il docu-reality per creare un laboratorio aumentato

Novembre 2020. Venticinque centri di formazione ENGIM in Italia, alcuni in zona rossa e altri in zona gialla.
Inevitabilmente, in alcuni centri le lezioni sono a distanza, in altri i ragazzi possono frequentare i laboratori.

Come unire le forze per garantire a tutti gli allievi, indipendentemente dal colore della regione in cui si trova il loro centro, le stesse opportunità formative? Come condividere le competenze da Torino a Roma passando per Vicenza?

A risolvere il problema viene in supporto il digitale che nella formazione professionale intendiamo utilizzare come vettore attraverso il quale migliorare l'esperienza di apprendimento. Utilizzando una piattaforma di streaming e qualche webcam, possiamo creare quello che abbiamo chiamato laboratorio aumentato: un ambiente reale che viene condiviso e vissuto "virtualmente" anche da studenti fisicamente molto lontani da esso.

Ancora in fase di sperimentazione, per il laboratorio aumentato si è scelto di utilizzare il modello del docu-reality (dai sostantivi inglesi documentary e reality), il format televisivo che si propone di trasmettere contenuti informativi ed educativi, come un classico documentario, attraverso scene filmate di vita reale.

Quali sono gli elementi del docu-reality necessari per creare un laboratorio aumentato?

Innanzitutto è necessario dotare il laboratorio, in cui s'intende realizzare il docu-reality, di una buona connessione e di webcam fisse e mobili che permetteranno di riprendere l'attività del docente dall'ancgolazione più opportuna il docente. Solo creando un effetto immersivo con l'alternarsi di diverse inquadrature, la lezione a distanza verrà percepita come simile alla realtà anche da chi la osserva attraverso uno schermo. Passare da un'inquadratura all'altra richiede un minimo di regia e un regista: utilizzando una piattaforma di streaming che permette la visualizzazione contemporanea di più video e la scelta tra «webcam» differenti, il "regista" potrà gestire a distanza il flusso video per gli allievi spettatori.

Per ridurre la distanza tra i ragazzi non presenti e il laboratorio, è indispensabile la mediazione di un moderatore che sollecita l'attenzione dei ragazzi e accompagna l'esecuzione del lavoro in laboratorio attraverso domande semplici. Un docente della stessa materia è il più idoneo a porre domande utili a rendere partecipata la lezione e a mediare la comprensione degli allievi; l'obiettivo è farli arrivare a pensare «ha fatto la stessa domanda che avrei fatto io». Attraverso un monitor anche il docente che sta svolgendo l’attività di laboratorio può osservare cosa si vede a distanza e può rendersi conto di quali siano gli allievi ed i suoi interlocutori.

E gli allievi presenti nel laboratorio in cui si realizza il docu-reality, cosa fanno? Il loro supporto è fondamentale per svolgere attività collaterali o preparazioni indispensabili per il lavoro del docente. Uno o più allievi possono essere anche coinvolti come cameraman di dispositivi mobili.

Ecco che, attraverso il docu-reality, siamo in grado di rompere i limiti dell’aula. La connessione contemporanea da più punti di Italia crea un effetto di uscita dai propri confini e permette agli allievi un maggiore coinvolgimento che apre al confronto con altri coetanei frequentanti altri cfp.

QUI UN BREVE ESTRATTO

 

Contesti di apprendimento aumentato

Questo è l'approccio di ENGIM agli strumenti digitali che, in questo periodo, hanno avuto una accelerazione dettata dalle esigenze di “distanziamento sociale”. L'uso del digitale non va inteso nella sola ottica di un miglioramento ed una estensione della formazione a distanza, ma nella definizione di contesti nei quali la formazione possa continuare a generare esperienza in presenza. Il digitale può venire in aiuto con elementi aggiuntivi, non sostitutivi: può essere utile per svolgere un’attività laboratoriale anche lontani dai laboratori, come appena descritto; la realtà virtuale, per esempio, può servire a mostrare in anteprima agli studenti l’ambiente lavorativo che li accoglierà in tirocinio o in apprendistato.

La formazione professionale non può prescindere dall’apprendimento in contesto lavorativo, che richiede ovviamente la presenza fisica nel luogo di lavoro o nel laboratorio, ma è possibile utilizzare gli strumenti digitali affinché l’esperienza pratica possa essere adeguatamente preparata, migliorata e “aumentata” con informazioni ed approfondimenti aggiuntivi. I luoghi di lavoro connessi all’Industria 4.0 stanno diventando luoghi di apprendimento nei quali le informazioni di contesto vengono anch’esse “aumentate” grazie agli strumenti digitali. Le piattaforme di apprendimento dovranno dare una risposta dinamica alle esigenze della formazione, per esempio permettendo di condividere moduli formativi o tra docenti che potranno poi comporre nuove e diverse lezioni. Tutto tenendo conto dell’infrastruttura digitale a disposizione del docente, dell’allievo e della loro connettività.

Categorie: 
Innovare la formazione

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